Homeschooling: la scuola non è un obbligo

L’homeschooling è tornato alla ribalta in questi giorni, a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico nella maggior parte delle regioni d’Italia. Inutile dire che nelle ultime settimane, prima di questo difficile rientro, la domanda che ha afflitto quasi tutti i gruppi delle mamme e dei papà su Facebook e Whatsapp è stata se mandare o meno i propri figli a scuola. Sono, inoltre, tantissimi i genitori che cercano erichiedono  informazioni sull’homeschooling. Come già affrontato nell’articolo relativo all’outdoor education, il rischio è che questa tipologia di educazione diventi una moda e che, dunque, superato il periodo di terrore da Covid-19, anche l’educazione parentale non venga più considerata come una valida alternativa all’educazione classica.

Cos’è l’homeschooling

Homeschooling significa “fare scuola a casa” ovvero seguire l’istruzione dei propri figli senza mandarli a scuola. Nella normativa italiana viene identificata come istruzione parentale, educazione parentale o scuola familiare. In Italia, la Costituzione consente la libertà di insegnamento, ciò significa che questa metodologia è assolutamente legale: non è la scuola ad essere obbligatoria bensì l’istruzione.

L’articolo 30 della Costituzione Italiana recita: “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, educare i figli”; l’art. 33 cita “l’arte e la scienza sono libere e libero né è l’insegnamento”; in ultimo l’articolo 34 “l’istruzione è obbligatoria e gratuita”. Ma questa libertà è chiaramente regolamentata da alcune indicazioni contenute nel decreto legislativo n.62 del 2017, art.23: “In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Tali alunni o studenti sostengono annualmente l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione”.

Istruzione parentale in Italia: cosa fare

Erika Di Martino, madre di 5 figli e pioniera dell’homeschooling in Italia, tanto da averlo fatto diventare un lavoro nella consulenza e nel supporto alle famiglie che compiono questa scelta, conferma che l’educazione parentale in Italia è in netta crescita. Ha raccontato recentemente a Sky TG24 che sono oltre 2mila le famiglie fanno già educazione parentale in Italia ma che l’interesse è raddoppiato dai mesi del lockdown fino ad esplodere a partire dall’ultimo week-end di rientro dalle vacanze.

Dal punto di vista burocratico, la famiglia deve presentare la richiesta ai dirigenti scolastici della zona dove risiede, che ne valuteranno l’idoneità. E’ importante ricordare che questa comunicazione va fatta ogni anno. E’ possibile che in fase di valutazione venga richiesta una “certificazione delle capacità tecniche ed economiche”, ovvero un’integrazione alla richiesta di educazione parentale di un’autocertificazione in cui si indicano i titoli di studio dei genitori e di chi li aiuterà (nonni, amici di famiglia ma anche eventuali insegnanti privati). Sulla certificazione bisognerà eventualmente inserire anche le competenze, gli interessi e le risorse a cui i genitori possono accedere.

L’homeschooling in pratica

Esistono tantissimi modi diversi di fare educazione parentale, l’homeschooling è un percorso da personalizzare a proprio piacimento seguendo le inclinazioni del bambino e le risorse a cui si ha accesso. Per le famiglie homeschoolers ogni momento della giornata è una potenziale occasione d’apprendimento. I bambini sono lasciati liberi, l’educazione familiare si adatta principalmente al loro modo di apprendere, ai loro gusti e preferenze. Ma ad esercitare una notevole influenza però sono anche i genitori, la loro storia e il loro vissuto, il contesto in cui abitano e le persone che frequentano. Il lavoro degli adulti che accompagnano i bambini nella loro formazione è costante e teso, soprattutto per i più piccoli, alla proposta di attività didattiche basate sulle circostanze vissute.

L’homeschooling e la socializzazione

L’aspetto legato alla socializzazione non è assolutamente precluso perché gli homeschoolers, essendo liberi da costrizioni di spazio di tempo e di burocrazia, possono sperimentare liberamente l’integrazione e la socializzazione con il mondo esterno. Ogni attività è un’opportunità di arricchimento sociale. Quando non c’è la scuola ci sono molte altre possibilità: homeschooling non significa barricarsi dentro casa e non vedere mai nessuno. Al contrario, potendo disporre di molto tempo, la vita di un bambino homeschooler è in media molto movimentata. Esistono inoltre molti gruppi locali di homeschooler che si incontrano ogni settimana o più volte alla settimana per fare attività insieme, visitare le mostre e i musei, organizzare un laboratorio o anche solo fare una passeggiata e andare al parco giochi. Altre attività che spesso fanno i bambini che non vanno a scuola e che sono ottime occasioni per conoscere e frequentare altri bambini sono i laboratori nei musei e nelle biblioteche, i corsi di musica, i corsi sportivi.

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