Neuropsicomotricista: chi è e cosa fa per i nostri figli

Neuropsicomotricista e psicomotricità, sono termini di uso comune in molte famiglie i cui bambini che hanno bisogno di un supporto specifico,in presenza di disturbi più o meno gravi che necessitano dell’intervento di particolari figure sanitarie. Nel mio percorso di mamma di un bimbo autistico mi sono resa conto che è importantissimo cercare di capire esattamente chi è questo o quel professionista a cui affidiamo i nostri figli, perchè, sopratutto nel momento in cui arriva una qualsiasi diagnosi, rischiamo di non avere la lucidità di comprendere quali sono i percorsi terapeutici e riabilitativi adatti ai nostri figli. Cerchiamo di capire insieme alla dottoressa Chiara Bonura chi è il neuropsicomotricista e di cosa si occupa nel dettaglio.

Chi è il neuropsicomotricista e di cosa si occupa

Secondo la definizione del Ministero della Salute, D.M. 17 gennaio 1977, n.56
ll terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, svolge, in collaborazione con l’équipe multiprofessionale di neuropsichiatria infantile e in collaborazione con le altre discipline dell’area pediatrica, gli interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuro-psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.

Il terapista della neuro e psicomotricità, conosciuto come il neuropsicomotricista, è una figura professionale che rientra nelle professioni riabilitative e in particolare si occupa dell’età evolutiva, motivo per cui si identifica come figura “abilitativa”. Si occupa della terapia e ri-abilitazione dei disturbi del neurosviluppo, ovvero:

  • disturbi neurologici
  • disturbi sensoriali
  • disturbi neuromotori (paralisi cerebrali infantili; distrofie; paralisi ostetriche etc.)
  • disturbi della coordinazione motoria (disprassia evolutiva)
  • disturbi dello spettro autistico
  • ritardi psicomotori e cognitivi
  • disturbi dell’attenzione (ADHD)
  • disturbi specifici di linguaggio e di apprendimento (dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia)
  • sindromi genetiche.

A cosa serve la neuropsicomotricità

L’approccio del neuropsicomotiricista varia in base al disturbo/patologia da trattare ma la cosa che accomuna qualsiasi approccio è che la terapia neuropsicomotoria si basa sul gioco, sullo sviluppo delle abilità in ambiente naturale seguendo la motivazione del bambino. Partendo quindi dalle prime fasi dello sviluppo neuropsicomotorio gli strumenti che il neuropsicomotricista ha sempre nella sua valigetta sono i giochi: pupazzi, bolle, molle, fasce, palline, cubi, incastri, scatole, colori etc.. Attraverso il gioco il neuropsicomotricista permette ai bambini di apprendere una nuova competenza, di sviluppare le capacità motorio-prassiche, il linguaggio, la sfera emotiva; il lavoro che il neuropscomotricista fa attraverso il gioco, permette al bambino di avere maggior consapevolezza corporea (componente fondamentale per lo sviluppo delle autonomie) e lo aiuta ad acquisire quelle tappe dello sviluppo che per qualche motivo non sono ancora state raggiunte.

La formazione del neuropsicomotricista

Il neuropsicomotricista anzitutto segue un percorso di laurea triennale, poi

  • studia e frequenta sia reparti ospedalieri in cui vengono trattati e analizzate le malattie neuropsichiatriche infantili e si forma con studi relativi allo sviluppo neuro psicomotorio dell’individuo;
  •  studia, esegue esami universitari e conclude il suo percorso di studi con un esame abilitante in questa professione;
  • Segue obbligatoriamente corsi di aggiornamento e qualificazione nell’ambito del programma nazionale per la formazione degli operatori della sanità ECM (Educazione Continua in Medicina);
  •  nella sua pratica clinica si avvale dei principi della psicomotricità, considerando la persona in modo globale, dove consapevolezza corporea, area affettiva, emotiva e cognitiva sono fortemente intrecciate e favorisce un approccio integrato e individualizzato con le caratteristiche cliniche del soggetto;
  • integra, inoltre, le relative conoscenze riguardo le aree della neurologia, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.

Differenza tra psicomotricista e neuropsicomotricista

Ancora oggi c’è confusione tra psicomotricista e neuropsicomotricista; seppur potrebbe sembrare banale però i due termini non sono interscambiabili. Fino a circa 20 anni fa non c’era alcuna differenza, dal 1997 è stato sancito da un Decreto ministeriale che ad occuparsi di presa in carico-individuale, ri-abilitazione e terapia nell’ambito clinico-sanitario è il neuropsicomotricista.

Neuropsicomotricità e intervento globale

La professione del terapista dell’età evolutiva, per cui è unica tra le professioni sanitarie riabilitative, si rivolge esclusivamente ai bambini dalla nascita fino ai 18 anni di età per un intervento di tipo globale, concentrato a considerare le fasce di sviluppo e promuovere un equilibrio con le competenze fino a quel momento acquisite. In particolare il terapista della neuro e psicomotricità:

  • identifica, attraverso l’utilizzo di test standardizzati, le competenze del bambino
  • crea programmi di intervento individualizzati, spesso suddivisi in fasce temporali per poter favorire i prerequisiti dell’abilità da potenziare
  • sostiene un lavoro di “rete”, scuola-famiglia-altre figure professionali responsabili del bambino
  • verifica l’adozione di protesi e di ausili rispetto ai compensi neuropsicologici e al rischio psicopatologico.

Il consiglio della neuropsicomotricista

Per concludere vorrei dirvi che ad accorgersi dei primi campanelli d’allarme del bambino sono proprio le mamme: chi per esperienza, chi a sensazione e chi informandosi, potrebbe riconoscere che nel proprio bambino c’è qualcosa che non va, per cui  ritiene opportuno un consulto ai medici di riferimento che, se confermano le loro ipotesi, allora propongono un percorso di terapia neuropsicomotoria. Rivolgetevi a professionisti esperti, informandovi rispetto al percorso formativo che hanno svolto e quali sono gli ambiti in cui può operare. Fatevi dare dei consigli per attività da fare con il vostro bambino anche a casa o nei momenti in cui state insieme, perché che il vero apprendimento non è dentro la stanza di terapia ma è nell’ambiente naturale del bambino.Stimolate lo sviluppo neuro psicomotorio del vostro bambino attraverso l’esplorazione sensoriale sin dai primi  giorni di vita e se è già più grande potenziate lo sviluppo linguistico, sensomotorio, cognitivo ed emotivo affettivo. Create dei giochi insieme al vostro bambino, ritornate con la mente nel passato e proponete loro delle attività che facevate da piccole cercando di mantenere un equilibro con l’età cronologica del vostro bambino.

A curea della dottoressa Chiara Bonura, Terapista della Neuro e Piscomotricità, specializzata in Analisi del Comportamento Applicata, attualmente lavora a Roma presso una struttura pubblica convenzionata e una struttura privata che si occupa di trattamenti riabilitativi per bambini e adolescenti autistici. Durante il periodo del lockdown ha condotto eventi di intrattenimento per bambini attraverso una piattaforma virtuale, strutturando le attività in linea coi principi della neuropsicomotricità.

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