Outdoor learning: moda o opportunità?

Outdoor learing e outdoor education sono termini che ricorrono spesso in questi giorni: lo scorso luglio, la Regione Lazio ha dichiarato di essere la prima regione in Italia ad attuare il Decreto Legislativo 65/2017 in materia di innovazione dei servizi educativi 0-6 anni. La legge regionale del Lazio introduce, tra gli altri, alcuni servizi sperimentali come l’outdoor education, vale a dire “l’uso di fattorie, agriturismi, riserve naturali e parchi per accompagnare i bambini e le bambine nella crescita attraverso percorsi esperienziali spesso totalmente al di fuori delle aule”. Ne abbiamo parlato con Cosimo Errico fondatore e responsabile educativo di Giocartè, uno spazio ludico creativo immerso nel verde di Tor Fiscale, fondato nel 2008 con l’obiettivo di organizzare e curare attività socio-culturali, ricreative ed educative per bambini ed adolescenti. Cosimo ci ha fatto il punto della situazione in merito alla nuova legge e spiegato cosa cambierà nell’ambito dell’educazione dei più piccoli.

Cos’è l’outdoor education

Oggi si parla molto di outdoor education (forse anche perché in inglese tutto sembra più innovativo!) ma non dimentichiamoci che, già nel corso dell’800/900 grandi pedagogisti italiani hanno sperimentato esperienze di scuole innovative dando grande risalto al rapporto con la natura. Se nel 1903, in Germania, nasce la prima scuola nel bosco, a Bologna nel 1917 nasce la prima scuola all’aperto. Questo tipo di esperienza non va intesa come la scuola della ricreazione, ma si tratta di un complesso modello pedagogico, didattico e organizzativo. La scuola nella natura, e con la natura, è una scuola-lumaca, una scuola che bandisce l’ansia da prestazione, nella convinzione che occorre tempo affinché un bambino divenga un adulto responsabile, consapevole di sé e del mondo in cui vive. La mia idea di outdoor education parte della consapevolezza di abbattere l’idea di educazione statica per una in movimento, dove l’esperienza concreta prende il posto dell’educazione nozionistica. Alberto Manzi diceva “io posso insegnare il ciclo dell’acqua ma se un bambino non ha mai provato cosa vuol dire la pioggia sul viso non saprà mai fare un collegamento concreto”.

La Regione Lazio regolamenta l’outdoor learning: cosa cambia

Finalmete dopo 40 anni, la Regione Lazio ha approvato la legge che regolamenta anche l’outdoor learning.   Questo comporta anzitutto che tutte le realtà come la nostra che da anni si occupa di progetti outdoor possono essere sostenuti e promossi da enti istituzionali. Ci sono norme che regolano le esperienze in outdoor, ma vorrei sottolineare che ogni realtà ha il compito di rimanere libera di sperimentare nuove metodologie senza omologarsi. Il rispetto dei tempi di ogni bambino deve essere il primo principio da rispettare e da non dimenticare mai. Io arrivo dall’esperienza torinese guidata dal Dott. Ferrarotti è quindi già negli anni ’80, prima come utente e poi come educatore, ho potuto sperimentare i campi Robinsoniani che prevedevano esperienze concrete in natura per le scuole di ogni ordine e grado. Regolamentare vuol dire essere riconosciuti come metodologia educativa, ma nello stesso tempo sono fermamente convinto che le esperienze pedagogicamente valide riconosciute o no siano vincenti a prescindere.

L’outdoor learning è una soluzione ottimale per le scuole post Covid?

Sicuramente diversi studi dimostrano che sono molti benefici dell’outdoor learning. Da uno studio dell’American Academy of Pediatrics viene evidenziato che il sistema immunitario di un bambino che gioca all’aria aperta è più sviluppato rispetto a quello di bambini che passano la maggior parte in ambienti chiusi. Inoltre non va dimenticato che con l’educazione all’aria aperta si acquisisce vitamina D e si riducono molto i livelli di stress. Questo è l’aspetto legato alla salute fisica del bambino ma ancora più importante è sottolineare l’aspetto psicologico. L’educazione all’aria aperta porta il bambino a rapportarsi con tempi e modalità più “a misura di bambino”. All’aria aperta vengono rispettati gli spazi che ogni bambino dovrebbe avere a prescindere dal Covid-19. In conclusione l’educazione outdoor non deve essere la soluzione, ma una metodologia.

Outdoor education: moda o metodologia?

Spesso questo tipo di educazioni “alternative” seguono il classico ciclo di vita della moda, con un picco di massima popolarità e diffusione e poi un declino. Il timore, dall’esterno, potrebbe essere quello che finito il periodo di terrore da Covid-19 l’outdoor education non venga più considerato come una valida alternativa all’educazione classica. Quali sono i punti di forza e le opportunità che potrebbe generare questa tipologia di educazione?

Il rischio che l’outdoor education possa diventare una moda esiste, come esiste il fatto che solo una piccola minoranza di persone possano fare questo tipo di esperienza per l’elevato costo. Le persone che scelgono questo tipo di educazione devono essere famiglie convinte che questo tipo di percorso sia una metodologia educativa e non una modalità per fuggire alla burocrazia scolastica. Bisogna essere convinti che la natura, il territorio sia la risposta giusta per l’educazione dei bambini. Le metodologie impiegate per realizzare questi progetti devono essere personalizzate per ogni bambino, potrebbe quindi verificarsi che questo tipo di educazione per un determinato bambino non sia la risposta giusta per i suoi bisogni. Per evitare che questo tipo di educazione non diventi una moda passeggera bisognerebbe creare insieme agli attori sociali che compongono il gruppo (bambini, genitori, educatori) una vera comunità educante. Sintetizzando con il gioco dei pregi e difetti posso affermare che sono maggiori i pregi.

I vantaggi dell’outdoor education

A livello sociale i bambini acquisiscono competenze sociali e comportamentali che si tradurranno in contesti più strutturati quando diventeranno grandi. A livello fisico vi è un maggior sviluppo motorio e quindi uno sviluppo naturale. A livello psicologico vi è una riduzione dello stress, uno sviluppo maggiore delle competenze logiche date dall’esperienza concreta prima che della nozione. Una maggior sensibilità e scoperta emozionale che porta il bambino a sviluppare una sensibilità concreta e diretta in relazione all’ambiente fisico.

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