La cucina la casa, i simboli dell’Io: ritrovare se stessi nelle stanze di casa

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La cucina e la casa sono da sempre luoghi fortemente simbolici, inutile dire quanto il focolare domestico rievochi, nella maggior parte di noi, ricordi pieni di tenerezza, susciti emozioni importanti e riflessioni sul nostro vissuto familiare. Al tempo stesso sono simboli che possono caricarsi di una valenza fortemente negativa, se pensiamo alle storie di abusi e maltrattamenti. La cucina e la casa, indipendentemente dal valore positivo o negativo dei sentimenti che suscitano, sono luoghi privilegiati di riflessione e conoscenza: approfondiamo oggi questa interessante tematica con la dottoressa Scilla Esposito, arteterapeuta, dottore in Psicologia Clinica, specializzanda in Neuropsicologia Clinica. La dott.ssa Esposito, referente del Centro Diurno dei Disturbi Cognitivi e con una ventennale esperienza maturata nell’ambito delle cliniche residenziali psichiatriche ed R.S.A, ci regala oggi una lettura alternativa di quegli ambienti così quotidiani come la cucina e la casa, aiutandoci a cogliere in essi quei percorsi formativi che fanno parte del nostro processo evolutivo, e a scoprire quanto un gesto così semplice come il cucinare, per se stessi e per gli altri, sia in realtà un vero e proprio atto creativo, fortemente simbolico.

La cucina e la casa: i luoghi delle emozioni

Esistono luoghi che più di altri riescono a entrare in risonanza con le nostre emozioni più profonde, creando con esse un atteggiamento positivo, una sinergia benefica confortante e produttiva, grazie alla quale ci sentiamo appagati e accolti: sono quei luoghi che simbolicamente rappresentano una sorta di pelle psichica. Carl Gustav Jung definisce la casa come un simbolo dell’Io: la coscienza è il salotto e scendendo al pianterreno s’incontrano gli strati dell’inconscio; gli occhi sono le finestre, il petto è il soggiorno, il bagno è l’intestino, la testa è la soffitta, i piedi sono la cantina e lo stomaco è la cucina. Soffermiamoci oggi sulla stanza più quodiana, quella maggiormente vissuta in ogni famgilia: raccontiamo la cucina come spazio di cambiamento, metafora perfetta del processo evolutivo.

La casa, la cucina e il cibo: simboli e nutrimento

La relazione che ognuno di noi ha con il nutrimento possiede radici profonde nella storia di ciascuno, gli aspetti transculturali che si manifestano nei riti nelle tradizioni popolari di ogni popolo si ripropongono spesso e volentieri in immagini e comportamenti simili. Il cibo – e il simbolico che esso rappresenta – assume un grande valore psicologico sia per l’individuo che per la società, spesso è il nucleo centrale di ricorrenze e cerimonie, il suo significato diventa concretamente realtà organica, divenendo addirittura per taluni materia spirituale.
Si tratta di un “Processo alchemico, magico, in cui occorre esorcizzare la potenziale pericolosità del cibo: il cibo è qualcosa infatti che si introduce, attraverso la bocca, nel nostro corpo. E’ un corpo estraneo, potenzialmente pericoloso, contaminante” così Claude Fischler spiega le costruzioni simboliche attorno al cibo, i suoi miti e riti.

Il cibo come veicolo di stimoli affettivi

Al contempo il cibo è il legame primario, è la prima modalità di relazione che viviamo, la diade con la madre, esso rappresenta qualcosa di estremamente importante e, investito di infinite emozioni, è il veicolo di stimoli affettivi che passano attraverso la relazione madre figlio, dove vengono riposti bisogni e aspettative. In questo legame significativo si creeranno gli schemi psichici che, se adeguatamente integrati, saranno in grado di stabilire un sano contatto con se stessi e con gli altri. Il rapporto con il cibo rappresenta l’espressione di un appetito che non si limita quindi a soddisfare solo la fame materiale, ma riguarda aspetti profondi della vita affettiva. Tali criteri rappresentano inoltre il ponte tra passato e presente, sono le nostre radici, ci forniscono occasione di identità e appartenenza, sono il simbolico delle basi pulsionali profonde.

Il nutrimento simbolico

Il concetto di nutrimento fa parte degli aspetti sani fondamentali del Sé e, oltre a costituire una fonte di piacere, agisce simbolicamente per rivelare l’identità di un individuo a se stesso e agli altri. La condivisione dello stesso cibo, in comunità, nelle famiglie, nei gruppi sociali, mette le persone in comunicazione le rende membri della stessa storia.
Prendersi cura di sé e dell’altro, nutrire attivamente o simbolicamente attraverso un processo tangibile, aumenta l’autodeterminazione individuale e collettiva, fa emergere risorse latenti e porta gli individui ad appropriarsi consapevolmente del loro potenziale.

Cucinare per se stessi e per gli altri

Cucinare per se stessi e per gli altri è un vero e proprio atto creativo, un ritrovarsi in un territorio comune dove si parla lo stesso linguaggio, facilita le caratteristiche relazionali, gli aspetti di interdipendenza, la percezione emozionale, integrando aree cognitive, sensoriali ed emozionali. La metafora narrativa di crescita intorno all’universo cucina aumenta gli aspetti introspettivi trasformativi, le percezioni, gli insights, le capacità di integrazione, le relazioni, le transazioni attive e positive.

La cucina e la casa: luogo di incontri e sperimentazioni

Nel luogo cucina ci si incontra, si arricchiscono le proprie conoscenze e se ne apprendono di nuove, si sperimentano attivamente tecniche, vissuti ed emozioni, dando a ognuno un nome e una forma, si sviluppa il senso critico dei propri comportamenti disfunzionali, considerando ogni parte, elaborando così nuove strategie operative, l’incontro e lo scambio transattivo diventano patrimonio e bagaglio condiviso. E’ proprio in uno spazio così apparentemente neutro che i vari meccanismi di difesa, i modelli di funzionamento operativi disfunzionali, vengono depotenziati a vantaggio delle istanze produttive apprendendo e sviluppando così nuove modalità di funzionamento adeguate. I contenuti simbolici offrono occasione trasformativa ed è proprio in cucina che si sperimenta l’occasione di elaborazione e l’integrazione di vissuti ed emozioni, definendo questo processo come attivo e positivo, l’incontro con Sé diventa un appuntamento irrinunciabile.

Cucinare: un atto creativo

Stare in cucina quindi comporta la sperimentazione dell’atto creativo, della messa in arte delle proprie abilità, si sperimentano diverse metafore evolutive: nella preparazione degli alimenti una ricetta si può bruciare e quindi si sperimenta un vissuto di rabbia, quando dividiamo in parti dei prodotti sperimentiamo la metafora della separazione, quando ci si smonta la panna si fa fronte a propri timori di fragilità, quando un dolcetto cade a terra ci si sente rafforzati contro l’imprevedibilità della vita, quando un lievito cambia di stato, nel processo di lievitazione, sperimentiamo il senso evolutivo e trasformativo dell’esperienza, in sostanza la praticità dell’esperienza diventa metafora emozionale da osservare valutare consapevolizzare per crescere. Questo spazio così produttivo diventa un vera e propria fucina creativa avviata, dove si coglie l’occasione al benessere, dove ci si incontra e si dialoga, dove il divenire non inquieta e non perturba, dove l’atto creativo diventa possibilità trasformativa reale e non apparente, dove sperimentare, sbagliare, sognare, ridere, piangere, godere, creare e ricreare è assolutamente percettibile e possibile…
“La percezione creativa più di ogni altra cosa fa sì che l’individuo abbia l’impressione che la vita valga la pena di essere vissuta” (Winnicot)

A cura della dott.ssa Scilla Esposito

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