Cattive Ragazze: le mamme del XIII Municipio e la scuola

Cattive Ragazze è una realtà romana che ho conosciuto per caso, tramite le parole di un’amica, tra le mille conversazioni in chat e in ogni dove durante i lunghi mesi di lockdown: chiacchiere di mamme preoccupate alla ricerca di risposte in un tempo di incertezza infinita, genitori destabilizzati dall’imprevedibilità di una emergenza sanitaria che ha sconvolto la vita di ciascuno di noi e che, per alcuni, è stata una nuova opportunità di impegno sociale. Dalla parte dei propri figli, per difendere il diritto allo studi e orientarsi nel ginepraio di informazioni così contrastanti su scuola-bambini-sicurezza.

Ad una settimana dalla riapertura delle scuole, prevista per il 14 settembre, facciamo il punto della situazione continuando a vestire i nostri panni di mamme, senza la pretesa di poter trovare magiche soluzioni o cambiare la realtà dall’oggi al domani, ma aprendoci al confronto, al dialogo, alla condivisione. Lo facciamo attraverso la voce, appunto, delle Cattive Ragazze.

Chi sono le Cattive Ragazze

Il Network Cattive Ragazze nasce spontaneamente durante l’emergenza sanitaria COVID-19 dalla condivisione di alcune idee di cultura, scuola e solidarietà tra poche ragazze: ben presto cresce diventando una rete spontanea di mutuo soccorso volontario, alla quale ognuna partecipa secondo le proprie possibilità, nella condivisione di valori e con la grande ambizione di poter essere un punto d’incontro dentro le nostre case, nel nostro territorio, per pensare insieme un “fuori” diverso e sopratutto migliore. Cattive Ragazze, partendo dalla realtà territoriale del Municipio XIII di Roma, pian piano allarga la partecipazione ad interi nuclei familiari, incontra altre comunità romane, e non solo, confrontandosi sul tema che ha maggiormente condizionato le famiglie italiane durante le varie fasi dell’emergenza sanitaria: la scuola. Dalla chiusura prolungata dei servizi scolastici, di ogni ordine e grado, a tutte le grandi e sofferte problematiche in termini economici, sociali e relazionali, il Network Cattive Ragazze mi è sembrato un interlocutore privilegiato, per parlare di scuola e provare a capire quale situazione dobbiamo aspettarci quando la campanella suonerà, lunedì prossimo.

Riapertura delle scuole: quali certezze

Ad oggi, spiegano Simona e Raffaela, le portavoci di Cattive Ragaze, non ci sono certezze, informazioni condivise, neppure sotto forma di ipotesi. Questo dipende, sicuramente, dal continuo altalenare delle direttive del MIUR, del CTS e dello stesso Governo. Gli enti di prossimità non danno informazioni né le scuole, per la maggior parte, hanno attivato percorsi di condivisione con i vari soggetti della comunità educante.

Molti docenti ancora non sanno che tipo scuola li attende, tantomeno le famiglie, comprese quelle che hanno una fragilità in termini di disabilità o di tipo sociale: famiglie queste che pagheranno ancora il prezzo più alto della nuova organizzazione.  Le famiglie sono un elemento fondante dell’autonomia scolastica, ma in questo momento sono per lo più ignorate, considerate come un oggetto e non come un soggetto attivo. D’altro canto è evidente la solitudine dei Dirigenti Scolastici che hanno deciso come far ripartire le proprie scuole, condividendo solo con qualche docente (gli RLS, gli animatori digitali e pochi altri) e al personale ATA, senza consultare gli organi collegiali, Collegio dei Docenti e Consiglio di Istituto.

Quale modello di scuola post-Covid

Questa solitudine però appare voluta e rappresenta una distorsione del principio dell’autonomia scolastica, dove genitori e docenti sono gli attori di un processo fondato sul Patto di Corresponsabilità. Tranne rare eccezioni le famiglie non sono state consultate per ridefinirlo, ma a tutte sarà chiesto di firmarlo. Questo, a ben vedere, indica un preciso modello di scuola. Non c’è dubbio che se ogni scuola decide autonomamente e differentemente, anche se in condivisione, assumendosi responsabilità che non possono competergli (come organizzazione della sicurezza, edilizia straordinaria, ecc.) e con progetti virtuosi, questa azione deve essere letta, legittimamente, come una distorsione del diritto allo studio, oltre che un’assenza di un’azione fondamentale dello Stato, trasformando la Scuola in un servizio differente tra una Regione e un’altra, tra una città e un’altra e tra un Municipio e un altro, tra una scuola e un’altra, creando scuole di serie A e di serie B.

L’incertezza che domina la scuola dell’obbligo è ancora più grave per la fascia 0/6, che peraltro per quanto attiene al nido d’infanzia nella fascia 0/3 si configura anche come livello essenziale di assistenza, determinando in questo modo un danno non solo in termini di diritto alla socialità per i bambini ma soprattutto l’impossibilità per le famiglie di attuare strategie di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Il tempo delle domande oramai è finito assieme a quelle delle risposte. Oggi è il tempo della realtà che non ci è data conoscere, il tempo della certezza dei diritti che ci vengono negati, il tempo delle relazioni positive che non sono state messe in campo. Cosa rimane da fare allora? Non arrendersi, non cercare soluzioni individuali, non arrabbiarsi e basta. La soluzione rimane sempre quella di creare le condizioni per ottenere la scuola che questo paese ha diritto ad avere.

Cattive Ragazze: l’impegno nel territorio

L’impegno per mettere la Scuola al centro delle politiche del Paese ci ha portato in questi mesi a lavorare su più fronti, elaborando proposte e strategie per affrontare l’emergenza Covid nelle scuole di ordine e grado, fino all’Università, per rivendicare un diverso modello di scuola e di società. Abbiamo realizzato con Priorità alla scuola Roma le manifestazioni del 23 maggio e del 25 giugno scorsi, con Apriti Scuola l’8 giugno abbiamo dato vita nel nostro territorio ad un laboratorio per bambini e ragazzi e ad un’assemblea per i genitori per parlare e ragionare assieme su cosa era stata la scuola negli ultimi mesi e cosa ci aspettavamo per il nuovo anno. Abbiamo realizzato documenti che sono stati la base di alcune interrogazioni parlamentari, abbiamo creato un vademecum sulle linee guida e i compiti degli organi collegiali mettendolo a disposizione di tutti nel nostro territorio e in altri della città. Abbiamo realizzato un documentario per far prendere la parola agli alunni delle nostre scuole dando voce ai veri protagonisti delle nostre battaglie, documentario che dovrebbe essere proiettato pubblicamente e che è disponibile per ora sul nostro canale YouTube.

Preoccupate per il futuro dei nostri figli, sospesi nell’incertezza della riapertura a settembre, soprattutto per quanto riguarda i servizi educativi e dell’infanzia, Cattive Ragazze ha realizzato una mappatura degli spazi che ha consegnato al Municipio con la convinzione che l’emergenza da COVID-19 ha reso evidente la necessità di ripensare la città, l’uso del territorio e la fruizione degli spazi, pubblici e privati, da parte dei cittadini. Soprattutto in relazione all’individuazione di spazi alternativi per garantire a tutti il diritto ad una scuola in presenza e sicurezza. Abbiamo rivendicato con fermezza di essere riconosciute come interlocutore dalle Istituzioni di prossimità e non solo, ottenendo di essere convocate nelle commissioni del Municipio che vertevano sul tema della riapertura e di partecipare ad un incontro con l’allora Sottosegretario De Cristofari. Non abbiamo mai smesso di batterci e di lavorare per realizzare il nostro obiettivo una scuola in presenza e sicurezza che realizzi quanto disposto dalla Costituzione ovvero che la scuola sia un reale diritto per le giovani generazioni, in modo da costruire un futuro diverso per i nostri figli e per il paese, convinte che una riduzione dell’accesso all’istruzione danneggi tutto il sistema Paese.

 

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