Animazioni d’autore: Le avventure del Principe Achmed a Cinebimbicittà

 

Il cinebimbicittà dedica una giornata alla famosa regista tedesca Lotte Reiniger che con il film Le avventure del Principe Achmed realizzò nel 1926 uno dei primi lungometraggi del cinema d’animazione. Un “silhouette film”, basato sulle storie e le atmosfere de Le mille e una notte in cui si avvicendano lampade magiche, cavalli volanti e isole colorate.

La proiezione, per concessione del British Film Institute è un’occasione per far conoscere a grandi e piccoli i primi film di animazione, la figura della regista Lotte Reiniger e per immergersi nelle suggestive atmosfere di luci ed ombre. I bambini potranno sperimentare la realizzazione di silhouettes di carta da animare in scenari fantastici.

Animazioni d’autore è la proposta didattica che il Dipartimento Educativo di Cinecittà si Mostra cura dal 2016 con appuntamenti mensili dedicati al cinema d’animazione di registi italiani e internazionali. Nella suggestiva cornice della storica Palazzina Fellini vengono organizzate le proiezioni guidate dedicate ai film, ai cartoni animati e a nuovi progetti cinematografici. Le proiezioni diventano il punto di partenza per le attività di laboratorio in cui sperimentare linguaggi, tematiche e tecniche differenti. Il progetto è a cura di Barbara Goretti e Serena Giulia Della Porta, in collaborazione con “Senza titolo” Progetti aperti alla Cultura.

Proiezione in sala Fellini alle 15.00.
Attività di laboratorio a ciclo continuo
L’ingresso dei bambini al Cinebimbicittà è incluso nel costo del biglietto della mostra.
L’attività è dedicata a bambini dai 5 ai 12 anni e non è necessaria la prenotazione.
Il cinebimbicittà è aperto dalle 10.00 alle 18.00.
Laboratorio a ciclo continuo.
I bambini di età inferiore a quella indicata possono partecipare al laboratorio con l’ausilio di un genitore o un adulto accompagnatore.
N.B. per usufruire di tutti i servizi di Cinecittà si Mostra si consiglia di organizzare il tempo di permanenza agli Studi considerando gli orari delle visite guidate ai set.

Sinossi

“Le avventure del Principe Achmed” sono divise in cinque atti ognuna con un titolo. Le ambientazioni sono tre: la città del Califfo, le isole magiche Waq Waq, la Cina, ognuna distinta da quattro differenti colori: il blu, il giallo, il rosso e il verde. La pellicola in bianco e nero è stata colorata immergendo i positivi in un bagno di colore.
Il primo atto si apre con lo stregone africano che con delle magie crea un cavallo che vola. Nella città del Califfo si celebra il compleanno del Sultano e il grande stregone si reca ai festeggiamenti per vendere la sua creazione in cambio di una ricompensa. Il Califfo gli offre dell’oro e rifiuta perchè in cambio vuole la principessa Dinazarde. Il principe Achmed va in aiuto di sua sorella, ma lo stregone lo dissuade facendolo salire sul cavallo, che vola via in cielo.

Nel secondo atto, “La storia del Principe Achmed”, lo stregone viene preso dalle guardie del Califfo che lo incatenano invano perché in grado di liberarsi. Il principe, dopo vari tentativi, riesce a far scendere il cavallo sulla terra, trovandosi sulle magiche isole Waq Waq governate dalla principessa Peri Banu. Innamorato di lei, la porta via nella lontana Cina. La principessa ha paura che gli spiriti di Waq Waq uccidano il principe per questo gesto. Nel frattempo lo stregone africano si libera dalle catene e si trasforma in pipistrello, per cercare il cavallo magico. Dopo aver affrontato il principe, con un travestimento inganna la principessa Peri Banu e la porta via con sé.

Con il titolo “Le avventure in Cina” inizia il terzo atto del film, con lo stregone che porta Peri Banu dall’imperatore cinese per venderla. Dopo aver ricevuto un rifiuto dalla principessa, l’imperatore ordina al giullare di uccidersela o di sposarla. Ricevuta la sua ricompensa, lo stregone ritorna sulla montagna dove aveva lasciato il principe Achmed e lottano duramente. Fortunatamente su questa montagna vive la più grande nemica dello stregone, la strega della montagna di fuoco e decide di aiutare il principe a salvare Peri Banu, dandogli delle armi. Il principe riesce a fermare il matrimonio, ma gli spiriti di Waq Waq raggiungono la principessa e la portano via. Il principe li insegue, ma ai cancelli fanno entrare soltanto chi possiede la lampada di Aladino.
“Aladino e la lampada magica” è il quarto atto del film. Il principe dopo aver salvato Aladino, gli chiede della lampada che ormai non è più in suo possesso. Lo stregone si era preso gioco anche di lui. Mentre Aladino racconta tutta la storia, i due stregoni si sfidano, trasformandosi in differenti animali, proprio come accade nel disneiano The Sword in the Stone (La spada nella roccia, 1963). Lo stregone africano finalmente viene sconfitto e muore.

L’ultimo atto è governato dagli spiriti di Waq Waq che si scagliano contro la loro padrona, ma la strega riesce a prendere la lampada di Aladino che gli spiriti malefici avevano in possesso e invoca quelli buoni ad uscire dalla lampada. Avviene una lotta tra spiriti, che portano alla vittoria il bene. Tutto si conclude con il ritorno a casa del principe Achmed con Peri Banu, e l’apparizione del palazzo con Dinazade e Aladino.
Il film animato è formato da più di 300.000 immagini. All’inizio è stato utilizzato il bianco e nero e gradualmente sono stati sviluppati più passaggi per gli sfondi, usando sapone sabbia e vernice su strati differenti. Lotte Reiniger per realizzarlo e raggiungere l’elasticità nei movimenti impiegò tre anni, dal 1923 al 1926. Le marionette utilizzate nel film sono composte di piombo e cartone per ottenere movimenti più fluidi. Le silhuette vengono poste su un piano di lavoro orizzontale e retroilluminate per dare una massima opacità al nero e una maggiore luminosità ai fondali colorati, e poi riprese dall’alto.
Il negativo venne distrutto nella battaglia del 1945 a Berlino, ma il British Film Istitute aveva in possesso un secondo negativo e solo nel 1972 è stato ristampato. La copia presentata a Cannes è stata restaurata dal Deutches Filmmuseum Frankfurt am Main.

NOTE TECNICHE

Il cinema è stata la passione di Lotte Reiniger: fin da piccola è rimasta estasiata dai film di Georges Méliès e di Paul Wegener ed appassionata dell’arte cinese del teatro delle ombre. Le avventure del Principe Achmed è uno dei primi lungometraggi della storia del cinema in cui la Reiniger e i suoi collaboratori decisero di introdurre delle immagini e degli effetti realizzati con differenti tecniche d’animazione utilizzando la sabbia e parti di animazione astratta ottenute con L’apparato Fischinger ideato da Oskar Fischinger (La macchina consisteva in una sorta di affilatrice sincronizzata ad una macchina da presa e munita di una lama circolare rotante, la quale, ad ogni giro compiuto, tagliava via una sottile fetta da un blocco composto da innumerevoli strati di cera di colori differenti. La macchina da presa filmava a passo uno la superficie del blocco di cera dopo ciascun taglio generando una particolare animazione astratta).
Gli effetti speciali del film sono stati ottenuti in gran parte con la sovrapposizione di tre lastre che formavano il background. Per potere filmare questo set Lotte aveva inventato il tavolo multipiani (trick-table) che permetteva di mettere la macchina da presa in alto e riprendere tutte le lastre dando la profondità di campo alle silhouette. Lotte spiega questi effetti speciali nel suo libro Shadows Theatre and Shadows Films (B.T. Batsford, 1970). Per esempio per la sequenza del Principe che vola sul suo cavallo magico in mezzo alle stelle, furono usate tre lastre di vetro coperte di carte trasparenti. Le stelle furono ritagliate su una carta più grande di quella del campo d’azione. Quindi oltre il campo dove è mosso il principe sul cavallo compongono la scena i tre background con stelle di differente grandezza che furono mossi a diversa velocità così che muovendo la macchina da presa sulla panoramica il film dava l’impressione che il cavallo volasse fra le stelle. D’altra parte i campi sono differenti. Le sequenze mostrano il personaggio principale in campo corto, medio e in primo piano. Ci fu quindi un lavoro molto elaborato di ritaglio dando alle immagini diverse misure. Altrettanto impegnative furono le riprese delle onde create sperimentalmente fino ad arrivare a un risultato soddisfacente. Il film era in bianco e neroe fu in seguito creata, sulla copia al nitrato, la colorazione. I titoli d’apertura del film lo presentano come “Film di silhouette di Lotte Reiniger i cui collaboratori sono Walther Ruttman, Berthold Bartosc, Alexander Kardan con la musica originale di Wolfgang Zeller, direzione tecnica di Carl Koch per la Comenius Film” Il Il restauro del film è stato curato da BFI “ Lotte Reiniger, The Adventures of Prince Achmed (Die Abenteuer des Prinzen Achmed) 126’”

BIOGRAFIA

Lotte Reiniger Regista tedesca del cinema d’animazione, nata a Berlino il 2 giugno 1899 e morta a Dettenhausen il 19 giugno 1981. In sessant’anni di attività condotta in modo nomade in Europa (e in Canada), è stata la pioniera e la maggiore esponente della tecnica delle ‘ombre cinesi’ o silhouette animate che ha elevato, attingendo al mondo della favola e dalla musica, a forma d’arte cinematografica. Già da bambina mostrò interessi teatrali e imparò a ritagliare le silhouette. Nel 1916-17 frequentò la scuola di recitazione di Max Reinhardt e lavorò come comparsa al Deutsches Theater. Sedotta dal cinema, tramite Paul Wegener di cui era grande ammiratrice, si accostò al nuovo medium, realizzando tra l’altro delle silhouette per i titoli di testa e le didascalie di Der Rattenfänger (1918) di Wegener e per il cortometraggio antimilitarista Die Apokalypse (1918) dello scenografo (e regi-sta) Rochus Gliese del quale, successivamente, avrebbe cofirmato la sceneggiatura di Die Jagd nach dem Glück (1930). Nel 1919 conobbe Carl Koch e Hans Cürlis dell’Institut für Kulturforschung; grazie al loro aiuto e a quello di Berthold Bartosch nacque il primo esempio di cinema di silhouette, Das Ornament des verliebten Herzens, della durata di 3 minuti. Sposata dal 1921 con C. Koch, con cui avrebbe condiviso anche il lavoro artistico, la R. girò poi tre cortometraggi pubblicitari per Julius Pinschewer e altri d’animazione. Tre anni di lavoro certosino o, come si espresse con entusiasmo Bertolt Brecht, “di diligenza quasi asiatica” (Verstümmelte Filme, in “Berliner Börsen-Courier”, 30 August 1928), furono necessari per terminare ‒ coadiuvata dal marito, da Bartosch e da Walther Ruttmann ‒ il suo capolavoro, Die Abenteuer des Prinzen Achmed (1926; Achmed, il principe fantastico), liberamente ispirato a Le mille e una notte: delle 250.000 singole inquadrature di silhouette girate, circa 100.000 furono utilizzate per questo lungometraggio. Da allora iniziò un decennio d’attività tra i più fecondi dell’autrice, con una serie di corti d’animazione tra cui il Doktor Dolittle und seine Tiere (1928), di cui esiste una partitura di Paul Dessau su musiche dello stesso Dessau, Kurt Weill, Paul Hindemith e Igor′ F. Strawinsky. Ormai diventata celebre nei circoli dell’avanguardia artistica europea, nel 1933 realizzò tra l’altro la sequenza iniziale d’animazione per il Don Quichotte (Don Chisciotte) di Georg Wilhelm Pabst, una propria Carmen (dall’omonima opera di G. Bizet) e sempre in quell’anno seguì a Parigi il marito, che lavorava con Jean Renoir alla sceneggiatura di Madame Bovary (1934). L’anno dopo tornò in patria per sei corti animati, tra i quali Papageno (1935), da Zauberflöte di W.A. Mozart. Seguirono anni in cui la coppia si tenne lontana dalla Germania nazista: mentre Koch a Parigi scriveva con Renoir il copione de La Marseillaise (1938; La Marsigliese), dove compariva anche uno spettacolino di silhouette animate della R., quest’ultima, invece, realizzava in Inghilterra dei lavori d’animazione, tra i quali The Tocher (1937) per il GPO Film Unit di John Grierson. Nel 1939, fu a Roma per il progetto di La Tosca (1941) cui attendevano il marito, Renoir e Luchino Visconti e che infine fu firmato da Koch (regista anche di un altro film realizzato in Italia durante la guerra, il western Una signora dell’Ovest, 1942). Per la Scalera Film invece, nel 1940 la R. iniziò L’elisir d’amore (dall’opera di G. Donizetti), mai portato a termine. Nel 1944 la cineasta rientrò a Berlino, a quanto pare per ragioni familiari, e per il Reichsanstalt für Film und Bild girò Die goldene Gans (dalla favola dei fratelli Grimm), rimasto incompiuto. Dopo la liberazione, malgrado alcuni lavori occasionali, la coppia non riuscì a reinserirsi nella Germania divisa e dal 1949 si trasferì a Londra per lavorare sia a teatro sia nel cinema (per il GPO Film Unit, per il Crown Film Unit, per la BBC e soprattutto per la Primrose Production). Uno dei numerosi cortometraggi della R. negli anni Cinquanta, The gallant little tailor (1954), ricevette il Delfino d’argento alla Biennale di Venezia del 1955. Alla morte del marito nel 1963, la R. proseguì la sua attività nel teatro dei burattini, scrisse un libro, Shadow theatre and shadow films (1970), e nel 1975, grazie al National Film Board of Canada, tornò per la penultima volta al tavolo d’animazione con Aucassin et Nicolette (1976). Nel 1980 rientrò nuovamente nella RFederale Tedesca, dove morì l’anno successivo.
BIBLIOGRAFIA
Lotte Reiniger ‒ Silhouettenfilm und Schattentheater, München 1979.

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